PEFC certificazione forestale

Due terzi delle foreste certificate nel mondo sono gestite in conformità ai criteri PEFC di Sostenibilità. PEFC offre la più ampia offerta di legname certificato a livello globale, fornendo alle aziende scelta e disponibilità.

Per “certificazione della gestione forestale” si intende una procedura di verifica riconosciuta e collaudata che conduca all’emissione, da parte di un organismo indipendente, di un certificato che attesta che le forme di gestione boschiva rispondono a determinati requisiti di “sostenibilità”. Un problema fondamentale nell’applicazione dei sistemi di ecocertificazione consiste proprio nella definizione dei criteri e degli indicatori della “gestione forestale sostenibile”(GFS), ovvero di parametri quantitativi e qualitativi (descrittivi) che, quando periodicamente misurati o osservati, permettano di valutare le performance ambientali e la sostenibilità dei sistemi di gestione forestale.

I criteri e gli indicatori proposti dal Programma per il riconoscimento di schemi nazionali di Certificazione Forestale (PEFC) prendono spunto dalle difficoltà emerse nell’individuare uno strumento idoneo a rispondere in modo soddisfacente alle peculiari situazioni del contesto europeo e dall’esigenza dei proprietari privati di disporre di uno strumento flessibile e rispondente alla necessità di attuare una gestione ecologicamente appropriata, ma anche mirata al conseguimento di benefici sociali ed economicamente valida. Il PEFC si pone, pertanto, come alternativa ai sistemi di certificazione esistenti, primo fra tutti quello del Forest Stewardship Council (FSC), ritenuto inadeguato soprattutto nel caso di proprietà forestali di piccole dimensioni.

Lo schema di certificazione forestale PEFC in Europa è fondato su tre principi fondamentali:

  • il rispetto dei Criteri e degli Indicatori definiti nelle Conferenze Ministeriali per la protezione delle foreste in Europa (Helsinki 1993, Lisbona 1998) che hanno dato avvio al cosiddetto “Processo pan-europeo”;
  • l’applicazione a livello regionale o di gruppo (anche se è parimenti possibile un’adesione individuale);
  • le verifiche ispettive e la certificazione affidate ad una terza parte indipendente ed accreditata.

Seguin Moreau è certificata PEFC.

Novità Diam

Diam origine

Oeneo

ha annunciato una nuova grande innovazione della sua divisione Closures con il lancio di Origine per Diam®.

gamma chiusure Diam del Gruppo si avvale di processo Diamant® rivoluzionario e brevettato Oeneo, una tecnologia unica che estrae tutte le molecole di sughero, tra queste TCA e di altri composti aromatici modificanti. La gamma è oggi un best-seller internazionale, con un fatturato di quasi 1,3 miliardi di chiusure.

La nuova tecnologia applicata in Origine dal Diam è il culmine di molti anni di ricerca da parte del nostro reparto R & D di combinare permeabilità all’ossigeno (OTR), con un tappo di sughero che utilizza solo ingredienti naturali. La formulazione risultante mescola sughero, emulsione di cera d’api e il 100% di polioli olio naturale per creare il nuovo Origine rivoluzionaria dalla chiusura Diam.Continua a leggere

Co2 supercritica

Il fluido supercritico comunemente impiegato è costituito da anidride carbonica (CO2). Il diagramma di stato del biossido di carbonio visualizza le varie fasi (solido, liquido, vapore) in funzione della pressione e della temperatura. Il biossido di carbonio, alla temperatura di 31,1°C e pressione di 73,8 bar, si trova nello stato supercritico, in cui non c’è distinzione fra fase vapore e fase liquida (v. sequenza fotografica seguente).

Aumentando la temperatura a pressione costante (73,8 bar), la CO2 rimane nello stato supercritico, e così anche aumentando la pressione a temperatura costante (31,1°C): si individuano così due semirette – rispettivamente parallele all’asse delle temperature ed a quello delle pressioni – che definiscono la zona in cui si ha lo stato supercritico. In particolare, all’interno di questo stato, le varie combinazioni possibili di pressione e temperatura variano le proprietà solubilizzanti del biossido di carbonio.

I motivi della scelta di questo solvente supercritico sono di carattere economico (è poco costosa), ambientale (non è tossica, non danneggia lo strato di ozono, non inquina e non contamina gli estratti) e tecnico (possono essere raggiunte facilmente sia la sua temperatura critica che la pressione critica, rispettivamente pari a 31,1°C e 73,8 bar).

La CO2 in fase supercritica assume le caratteristiche di un solvente non polare ed è paragonabile al n-esano; ha la caratteristica di solubilizzare composti che per loro natura sono scarsamente solubili in acqua (apolari). Se si vogliono ottenere degli oli essenziali, la presenza di acqua nella matrice interferisce negativamente nel processo, perché viene estratta assieme all’olio ed è quindi necessario allontanarla in un secondo momento. Le matrici vegetali vengono quindi, normalmente essiccate prima dell’estrazione, a meno che non si vogliano ottenere estratti che contengano anche sostanze polari. In questo caso è necessario aggiungere direttamente alla matrice o alla CO2 altri solventi, come acqua o etanolo, in grado di estrarle (entrainers o cosolventi).

La CO2 è chimicamente inerte per cui si evitano l’isomerizzazione, l’ossidazione o l’idrolisi dei componenti
Il vantaggio di questa tecnica è che alla fine dell’estrazione il solvente, il biossido di carbonio, viene allontanato sotto forma di gas, dando la possibilità di recuperare i composti estratti concentrati. Nei processi industriali, la CO2 può essere riciclata minimizzandone il consumo.

Questa tecnica trova numerose applicazioni quali ad esempio, l’estrazione di olio da semi, purificazione granella dei tappi, della caffeina dal caffè, della nicotina dal tabacco etc., ed è particolarmente conveniente a livello industriale.

Il perché del tappo a vite Stelvin

stelvinlogoIl tappo a vite Stelvin è una chiusura tecnica organoletticamente neutra a protezione dell’integrità del vino.

E’ universalmente riconosciuta quale chiusura di eccellenza dei vini giovani e aromatici ma ne consente al contempo, una perfetta conservazione e terziarizzazione.

Un fondello speciale in lega di stagno, imprigiona una bolla di azoto, gas inerte per eccellenza che, come un gas nobile, non reagisce chimicamente con nessun elemento. In questo modo, il vino ed i suoi profumi risultano perfettamente protetti dagli agenti esterni (tappo compreso). All’apertura, il vino, a contatto con l’ossigeno, libera tutta la sua fragranza.

Il tappo a vite ha raggiunto oggi livelli di assoluta eccellenza tecnica: le esperienze sui nostri vini da 10 anni a questa parte, ce ne garantiscono il successo. E non solo: prestigiose cantine del vecchio mondo quali Château Margaux in Francia ed in Italia tra gli altri Angelo Gaja, non solo stanno sperimentando la chiusura Stelvin, ma la utilizzano in via definitiva su alcune tipologie della loro produzione. Altri produttori italiani di primo piano quali Jermann, Livio Felluga, Franz Haas, Tiefenbrunner, Laimburg, Albino Rocca, Maculan, Batasiolo e Planeta sposano la causa dello Stelvin.

Questa tecnologia ha preso piede a tal punto che alcune disciplinari D.O.C. Nazionali che prevedevano l’esclusivo uso del sughero quale chiusura obbligatoria tradizionale, si sono aperte, con le rispettive modifiche, all’uso di del tappo a vite (Soave e Bardolino Classico).

Anche il mondo del vino emergente è grande fruitore di questa chiusura, molti sono infatti i mercati internazionali che la richiedono in via esclusiva, per evitare possibili problemi creati dalla chiusura tradizionale. L’importante testata internazionale Wine Spectator ne prova la crescente popolarità: le 18.000 degustazioni della rivista svolte nel 2012, vedono tra le bottiglie presentate, il 13% di Stelvin, con una crescita decisiva rispetto al 5% del 2005.

La chiusura a vite è coerente con la nostra innovazione tecnologica che vuole rivolgersi al mercato della concorrenza mirando a soddisfare le nuove necessità, al passo coi tempi, di produttori e consumatori, rispettando da una parte il prodotto così come voluto dal produttore e dall’altra tutelando l’acquisto del consumatore.

Si tratta di una scelta che rispetta in toto il concetto di integrità del vino, in perfetta linea con la nostra filosofia propositiva aziendale.

Quali i vantaggi della chiusura a vite?

 Eliminazione dei difetti da sughero
Il sentore di tappo è una delle alterazioni del vino. Il termine descrive un gruppo di odori e gusti

indesiderati, legati alla contaminazione da contatto del vino con un tappo di sughero difettoso.

Il gusto di tappo può manifestarsi in maniera talmente evidente da rendere imbevibile un vino, che presenterà un odore di sughero deteriorato (rancido /ammuffito), o in maniera più lieve, un difetto al naso non esplicitamente riconducibile al tappo.

Gli studi sull’origine di questa contaminazione hanno dimostrato la presenza di una sostanza il 2,4,6- tricloroanisolo (TCA), responsabile principale del “sentore di tappo” nel vino. Vera causa della presenza di TCA è un fungo, parassita della quercia, l’Armillaria mellea, che può svilupparsi nel tappo formandola, quale prodotto del suo metabolismo secondario. Il TCA risulta percettibile anche a livelli bassissimi di concentrazione, il che costituisce un grave problema nei tappi naturali.

Altre contaminazioni, ancora più subdole, derivano dall’uso dei tappi naturali: si tratta di quelle legate ai prodotti di lavaggio/disinfezione dei sugheri con acque ossigenate e prodotti analoghi. Queste creano repentine ossidazioni, che a pochi mesi dall’imbottigliamento, rendono il vino difettoso e in tal caso, il difetto non essendo facilmente riconducibile al tappo, è imputato alla qualità del vino e diventa quindi pregiudizio, nei confronti del produttore.

Il problema delle contaminazioni da sughero è diventato imponente a tal punto che la sommellerie internazionale si è specializzata nella formazione di esperti sul “nez di bouchon”. La percentuale di riscontro di difetti da sughero sulla nostra produzione annua supera il 2%.

Con la chiusura a vite, il rischio di contaminazioni da sughero è completamente eliminato: un momento di rimossa tensione per il sommelier / consumatore legato ad un vino che “sa di tappo”, apre la via ad una degustazione più agevole e piacevole .

 Effettiva protezione contro l’ossidazione

L’ossigeno è elemento fondamentale in fase di vinificazione, di imbottigliamento e terziarizzazione. La gestione del ruolo dell’ossigeno è la chiave per l’ottimale riuscita di un vino e può diventare un serio problema, una volta che il vino è imbottigliato.

Negli scambi vino/esterno, mediati dalla chiusura, si crea un’alchimia complessa, soprattutto se si considera che non esisteranno mai due tappi di sughero identici. In fase di terziarizzazione (affinamento) non è perciò possibile, come invece lo è in fase di vinificazione, controllare il corretto apporto di ossigeno nella singola bottiglia. Il tappo a vite offre una vera e propria garanzia contro questo problema, eliminando in toto ogni disomogeneità possibile: la sua tecnologica offre uno standard di osmosi uniforme sulla singola bottiglia.

Le ns. degustazioni aziendali, condotte da esperti, ci confermano che su lotti omogenei d’imbottigliamento tappati con sughero, si manifesta una notevole disomogeneità dei livelli ossidativi dei vini anche e non solo della stessa annata, mentre questo problema non si verifica con la chiusura Stelvin, i cui lotti d’imbottigliamento sono sempre uniformi.

Tale chiusura, inoltre, permette in fase di imbottigliamento, un uso minore di anidride solforosa (antiossidante alimentare), che si traduce in un’inferiore quantità di SO2 in soluzione.

 Vini più freschi e lineari

In fase di degustazione, i vini con chiusura a vite, sono indiscutibilmente più freschi, vivi, netti e lineari. Questa chiusura assicura un bouquet fresco e fruttato nel tempo, è neutra, non incide sul gusto dei vini e consente un lineare apporto di ossigeno nella bottiglia. Rallenta inoltre i tempi di evoluzione del vino, garantendone una più lunga e costante espressività organolettica, così come concepita dal produttore.

 Apertura, chiusura e mescita facilitate

Le bottiglie a chiusura Stelvin, con la loro apertura e chiusura facilitate, risultano ideali per il servizio non solo del professionista (ristoranti, bar à vins, mescita) ma anche per l’uso del consumatore privato, proprio perché tale chiusura permette l’apertura della bottiglia senza cavatappi.

 Possibilità di scelta di conservazione

Il sughero richiede una conservazione orizzontale, tra l’altro, non sempre attuabile e comoda: questo perché il vino deve risultare sempre a contatto con il tappo onde evitarne il disseccamento con conseguenti processi ossidativi repentini.

Le bottiglie con chiusura a vite, presentano invece il vantaggio di poter essere conservate anche verticalmente. E’ possibile scegliere la soluzione di conservazione più adatta alle proprie esigenze, proprio perché la posizione della bottiglia non incide sulla conservazione del vino: grazie alla chiusura ermetica, il vino ed i suoi profumi risultano perfettamente protetti dagli agenti esterni.

 Un vino tradizionale con una chiusura moderna a prova di tempo

Il vino e le sue tecniche di produzione si sono evolute nel corso dei secoli e come non mai negli ultimi dieci anni. Se la nostra filosofia di produttori ci ha sempre guidato e ci guida all’affermazione dell’autenticità e della tradizione, non intendiamo né possiamo oggi rinunciare all’innovazione, soprattutto quando questa garantisce qualità e genuinità al produttore ed al consumatore.

Consigli per il servizio

Per una degustazione ottimale, è consigliato aprire la bottiglia alcuni minuti prima del servizio, al fine di permettere l’ossigenazione del vino.

Naso Elettronico

nasoelettronicoIl naso elettronico è una tecnologia, che nelle ipotesi, tende a sostituire/complementare il sistema olfattivo umano in utilizzi che tendono a verificare le qualità degli odori. Attualmente, si tratta di apparecchi elettronici caratterizzati da architetture complesse, in cui si tenta di riprodurre il funzionamento del sistema olfattivo dei mammiferi.

Principio di funzionamento e architettura generalizzata

Il naso elettronico è un sistema biomimetico, progettato cioè per imitare il funzionamento dei sistemi olfattivi che ritroviamo in natura come quello dei mammiferi o più specificatamente quello umano. Tipicamente un naso elettronico raccoglie ed elabora le informazioni provenienti da una serie di sensori di gas per lo più realizzati con tecnologia a stato solido. Tali informazioni sono inizialmente codificate come grandezze elettriche, ma vengono immediatamente acquisite e digitalizzate al fine di essere elaborate numericamente da un sistema di elaborazione. In pratica, un odorante viene descritto dal naso elettronico, sulla base delle risposte dei singoli sensori, come un punto o una regione di uno spazio pluridimensionale. Grazie a particolari algoritmi mutuati dalla disciplina chiamata pattern recognition, un sistema naso elettronico costruirà, una mappa olfattiva che permetterà di effettuare sia analisi di tipo qualitativo sia di tipo quantitativo, discriminando, ad esempio, l’origine di un determinato prodotto alimentare dal suo solo odore. Buona parte di questi algoritmi opera confrontando la descrizione di un nuovo odorante con quella di opportuni campioni di esempio precedentemente valutati e richiedono, quindi, un periodo di tuning (fase di apprendimento) da effettuarsi precedentemente alla fase operativa. Al termine della fase di apprendimento il naso sarà in grado di classificare correttamente buona parte degli odoranti che gli saranno sottoposti. L’architettura di un naso elettronico è significativamente dipendente dall’applicazione di riferimento per il quale viene progettato; da un punto di vista generale, comunque, esso è di fatto caratterizzato dalla presenza di un sistema di aspirazione, da un numero cospicuo di sensori di gas, da un sottosistema di acquisizione e digitalizzazione e da un sottosistema di elaborazione dell’informazione capace di implementare opportuni algoritmi di classificazione o regressione.

Applicazioni

Attualmente i nasi elettronici vengono applicati principalmente nell’industria alimentare per il riconoscimento della freschezza dei prodotti, nella rilevazione di frodi (controllo di origine, adulterazione), nella rilevazione di contaminanti come anche nell’industria ittica. Vengono inoltre applicati anche nell’industria della cosmesi ed in quella dei vini e liquori.

Il settore del monitoraggio ambientale e quello della medicina rappresentano, invece, mercati emergenti per i nasi elettronici. In entrambi questi campi, vengono utilizzati per la rilevazione di specie chimiche prodotte da batteri, per esempio, per applicazioni ambientali il “ciano batterio presente in specchi e corsi d’acqua, o nel campo medico per rivelare la presenza di Escherichia coli”. Il problema fondamentale del naso elettronico è, oltre un certo ingombro per la quantità di sensori e sistemi necessari al funzionamento, l’utilizzo in ambienti di laboratorio o comunque controllati, l’utilizzo di hardware e software non standardizzati.

Un aspetto importante per il futuro dei nasi elettronici riguarda infatti la standardizzazione dell’hardware, del formato dati, dei protocolli di comunicazione tra sistemi differenti (es. sensori plug and play su standard IEEE 1451), protocollo di trasmissione su standard TCP/IP per la probabile realizzazione di reti di misura basate su nasi elettronici.

Lo sviluppo di queste tecnologie e la loro standardizzazione porterà i nasi elettronici a poter essere utilizzati anche con operatore con assenza di nozioni sull’hardware e sul software dei nasi stessi.

In Italia esistono numerosi gruppi di ricerca ed aziende che si occupano di queste tecnologie con ottimi risultati e rilevanza internazionale. Presso il PSM (attualmente Istituto per la Microelettronica e Microsistemi di Roma, CNR-IMM http://www.artov.imm.cnr.it), in collaborazione con il Gruppo Sensori e Microsistemi del Dipartimento di Ingegneria Elettronica dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata, è stato sviluppato un naso elettronico in grado di poter funzionare in numerosi contesti applicativi. L’Area di Ricerca del CNR di Tor Vergata ha condotto, sotto la guida del prof Arnaldo D’Amico, il primo esperimento per la trasmissione a distanza di sensazioni olfattive di un naso elettronico. Questo esperimento apre le porte per una applicazione dei nasi elettronico per la misurazione di odori in qualsiasi parte del mondo e trasmetterli per trarne le caratteristiche. In ENEA (C.R. Portici) si stanno sviluppando piccoli nasi elettronici in grado di operare in rete (wireless) e collaborare quindi tra loro al fine di ricostruire l’immagine olfattiva di un ambiente per applicazioni di controllo della qualità dell aria indoor. Il naso elettronico dell’ENEA è stato utilizzato anche per il monitoraggio del rischio vulcanico nella Solfatara di Pozzuoli. Questo oggetto è in grado di analizzare la miscela dei gas complessi provenienti dalla solfatara e stabilire un indice di rischio vulcanico