Diam Bouchage prosegue la crescita

logodiamDIAM BOUCHAGE PROSEGUE LA SUA CRESCITA IN ITALIA E NEL

RESTO DEL MONDO
L’Italia rappresenta il secondo mercato export di Diam dopo la Francia, con più del 20% delle vendite, quasi 300 milioni di tappi ed una crescita del 17% tra il 2013 ed il 2014. Un successo che partecipa alla crescita di Diam Bouchage a livello mondiale, la cui progressione si attesta intorno al 10% in volume e fatturato. Grazie alla fedeltà ed alla fiducia dei propri clienti, Diam Bouchage consolida la propria presenza su vini di alta gamma con 10.000 clienti totali, ripartiti in 55 paesi. In particolare, gli Stati Uniti rappresentano oggi uno dei principali mercati per Diam con un volume di vendita nel 2014 di 200 M di tappi, tendenza che si

conferma nel primo trimestre 2015 con un + 18%.
Da 10 anni, Diam (per vini fermi) e Mytik (per vini frizzanti e spumanti), offrono ai produttori vinicoli una soluzione tecnologica rivoluzionaria, che consente loro di non avere più vini danneggiati da gusti anomali, pur mantenendo una tappatura in sughero. Sia Diam che Mytik hanno dimostrato la loro efficacia e si sono imposti come sistema di tappatura dei vini di qualità offrendo, «la risposta che il mercato attendeva, dagli enologi ai produttori, distributori e consumatori finali», come ricorda Dominique Tourneix, Direttore generale di Diam Bouchage.
La società Diam Bouchage sviluppa costantemente la propria gamma per offrire una reale serenità ai propri clienti con nuove soluzioni che garantiscono ai produttori vinicoli un invecchiamento ottimale dei loro vini: permeabilità differenziate che fanno dei tappi Diam un vero strumento enologico al servizio del vino. Un esempio è il tappo Diam 30, la cui longevità è di 30 anni: dedicato ai grandi vini, questo tappo, frutto dell’esperienza di Diam Bouchage, offre alle grandi annate un invecchiamento ideale in tutta sicurezza. Il suo successo lo si verifica con 5 milioni di tappi venduti nel 2014, vale a dire una quantità 10 volte maggiore rispetto a quella del 2013, anno del suo debutto. Esso si aggiunge alla gamma esistente che propone delle soluzioni di tappatura di alta qualità; tappi adattati ai bisogni specifici di ogni vino per quanto riguarda il trasferimento di ossigeno e la tenuta nel tempo.
Dominique Tourneix sottolinea l’importanza della Ricerca&Sviluppo, che «fa ricerca su nuovi componenti che entrano nella formulazione dei tappi, oltre ad essere impegnata sul proprio Bilancio Carbonio, in un percorso di sviluppo sostenibile. Abbiamo inoltre superato l’audit per la nuova certificazione ISO 22000 con PASS 223 – aggiunge Tourneix – la quale garantisce che i tappi DIAM sono manufatti con procedure e controlli di altissimo livello, integrando le buone pratiche igieniche per la sicurezza dell’imballaggio destinato al contatto alimentare. Una risposta alla richiesta sempre più forte dei consumatori e una risposta ai tentativi episodici di diffamazione della concorrenza disorientata dal successo di DIAM».
Diam Bouchage inaugurerà il prossimo giugno in Francia uno nuovo impianto nella regione Languedoc- Roussillon: esso completerà il sito attuale di 5 ettari che accoglie già la sede ed un laboratorio di ricerca locale sviluppato in collaborazione con delle università. Questo ampliamento di 2000 m2 con un investimento di 30 milioni di euro, permetterà alla società di dotarsi di una nuova unità «Diamant III» dedicata alla purificazione del sughero, che permetterà di sviluppare la produzione per poter rispondere al successo dei propri tappi.

Ufficio stampa Italia: Marte Comunicazione

Distributori Italia: BELBO SUGHERI – DIAM SUGHERI – PAOLO ARALDO

Screw cap wine fonte wikipedia

stelvinlogoscrew cap is a metal cap that screws onto threads on the neck of a bottle, generally with a metal skirt down the neck to resemble the traditional wine capsule (“foil”). A layer of plastic (often PVDC), cork, rubber, or other soft material is used as wad to make a seal with the mouth of the bottle. Its use as an alternative wine closure is gaining increasing support as an alternative to cork for sealing wine bottles. In markets such as Australia and New Zealand screw caps on bottles have overtaken cork to become the most common means of sealing bottles, right across the wine industry.

Benefits and concerns

Compared to cork, screw caps reduce the wine faults of oxidation and of cork taint, although it is possible to find TCA contamination in a screw cap bottle. [2] Screw caps are generally perceived as easier to open. Screw caps have a much lower failure rate than cork, and in theory will allow a wine to reach the customer in perfect condition, with a minimum of bottle variation. Cork, of course, has a centuries-old tradition behind it, and there are also concerns about the impact of screw caps on the aging of those few wines that require decades to be at their best. Some argue that the slow ingress of oxygen plays a vital role in aging a wine, while others argue that this amount is almost zero in a sound cork and that any admitted oxygen is harmful.

Producers in Champagne have aged their wines under crown cap for quite some time, however, the crown cap is replaced by the traditional cork at the end of the second fermentation.[3]

The converse of oxidation is reduction, and it has been suggested[4] that screwcapped wine leads to reductive characteristics. These include a sulfur smell which in some circumstances adds a pleasant pungency to the wine, or may be distasteful.

Stelvin screw caps[edit]

The two parts of a Stelvin-brand screwcap

The most known brand of wine screw caps is Stelvin,[citation needed] a brand developed by Rio Tinto Alcan, and now owned by Amcor. The caps have a long outside skirt, intended to resemble the traditional wine capsule (“foil”), and use plastic PVDC (Polyvinylidene chloride) as a neutral liner on the inside wadding.

The Stelvin was developed in the late 1960s and early 1970s, at the 1964 behest of Peter Wall, Production Director of the Australian Yalumba winery, working with other companies,[citation needed] and commercialized in the 1970s.[5] It was developed by French company Le Bouchage Mécanique, thence acquired by Pea-Pechiney, which became part of Alcan, then Rio Tinto Alcan and now Amcor. It was preceded as a closure by a Stelcap/cork combination (closed with cork, with a Stelcap on top): the Stelcap was also a long-skirted screw cap, but with a different inner lining (paper over cork, instead of PVDC or PVDC covered by foil-covered paper in a Stelvin).

The Stelvin cap was originally trialled in 1970 and 1971 with the Swiss wine Chasselas, which was particularly affected by cork taint, and was first used commercially in 1972 for the Swiss winery Hammel. It was adopted commercially in Australia from late 1976.[5] For noble wines, wines from the 1971/72 vintage (such as Haut-Brion) were sealed with Stelvin, then tasted in 1978, and found similar to cork-closed wines.

In 2005, a modified Stelvin cap, Stelvin Lux, was introduced. Like the standard Stelvin cap, the outer shell is aluminium, but there is no externally visible screw thread or knurling, giving the closure a cleaner look more like a traditional foil capsule. Internally, there is a pre-formed thread, and the sealing materials are the same as the standard Stelvin cap.[6]

Diam Bouchage apre in Francia Diamant III, il nuovo stabilimento nel cuore del Languedoc-Roussillon

logodiamLa costruzione a Céret, nei Pirenei Orientali, di questa nuova unità di trattamento del sughero mediante il procedimento “Diamant®”, completa l’attuale sito di 5 ettari che nel cuore del Vallespir ospita la sede di Diam Bouchage.

Con questa estensione di 2.000 m2 l’azienda può costruire una nuova unità (“Diamant III”), dedicata alla purificazione del sughero, oltre a quelle di San Vicente de Alcántara in Spagna. Diam Bouchage sarà in grado così di tener dietro alla crescente domanda dei suoi clienti in tutto il mondo.

Tra le diverse ipotesi considerate, il gruppo ha scelto di investire in Francia per sviluppare il sito esistente, con il sostegno del Comune di Vallespir, del Consiglio Generale dei Pirenei Orientali, della Regione Languedoc-Roussillon, dello Stato e dell’Europa (FEDER). Questo progetto industriale, il cui importo ammonta a 30 milioni di euro, ha creato 25 nuovi posti di lavoro sul sito che attualmente ne impiega 150.

Con questo nuovo impianto, Diam Bouchage purifica oltre 3.600 tonnellate ulteriori di farina di sughero. Ciò gli consentirà di aumentare la produzione di 700 milioni di tappi e di raggiungere una capacità totale di 2 miliardi di tappi all’anno. La Francia, primo mercato, rappresenta il 30% delle vendite.

Diam si sta sviluppando in modo significativo anche a livello internazionale ed è già presente in 42 paesi del mondo.

Diam Bouchage, che investe molto nella ricerca, anticipa già nuovi sviluppi. In quest’ottica, nella fabbrica è stato allestito un laboratorio di 300 m², dotato di attrezzature all’avanguardia per inventare i prodotti di domani.

Gabriella dirigerà 4.000 enologi

assoenologiGli enologi hanno trovato la donna che cercavano. Si chiama Gabriella Diverio, 50 anni: sarà la direttrice dell’Assoenologi, il cui presidente è Riccardo Cotarella. Si interrompe così un dominio tutto maschile. Alla guida dell’associazione che raggruppa 4.000 tecnici del settore c’è ora Giuseppe Martelli. Ci è rimasto 40 anni. A fine anno andrà in pensione, lasciando il posto a una donna che arriva dal Centro estero per l’internazionalizzazione, struttura della Regione Piemonte e elle Camere di commercio che ha, tra gli altri scopi, la promozione all’estero dei prodotti agroalimentari. Continua a leggere

Nella fabbrica dei tappi che non sentono di Tappo

loghiaziendeNel sud della Francia la Diam ha brevettato un processo che neutralizza le sostanze responsabili dell’alterazione del gusto del vino attraverso l’anidride supercritica.

Loro lo definiscono «quel tipico odore di chiuso che si sprigiona in una casa di campagna quando la si riapre a inizio della bella stagione». Evocativo, anche se dal punto di vista scientifico sarebbe più corretto chiamarlo Tca 246, ovvero Tricloroanisolo, che è poi il nome con il quale viene comunemente chiamato (comunemente si fa per dire) uno degli isomeri clorurati dell’anisolo. È lui il nemico numero uno del vino. Perché è la sostanza che conferisce il cosiddetto sentore di tappo.

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Il tappo a vite è la chiusura definitiva per qualsiasi bottiglia di vino?

Questa immagine distruggerà per sempre i luoghi comuni sul tappo a vite. Sono 14 bottiglie di Clare Valley Semillon 1999 di Leasingham Estate con differenti tappature, dal sintetico al sughero allo screw cap, cioè tappo a vite. L’esperimento di tenuta (si apre un pdf) condotto da Old Bridge Cellars Australian Wine Research Institute è durato 125 mesi – 10 anni e 5 mesi – e le foto scattate durante il test valgono più di mille parole.

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Diam Bouchage innova : DIAM 30

Diam Bouchage innova : DIAM 30

Diam Bouchage innova : DIAM 30Basandosi sulla sua esperienza nel settore del sughero tecnologico, Diam propone un tappo si sughero la cui longevità raggiunge 30 anni.

Una novità dedicata ai grandi vini, che consente di evitare la sostituzione sempre delicata dei tappi che alcune aziende propongono per preservare i loro vini dopo una ventina d’anni di invecchiamento.

I test realizzati da Diam Bouchage, in collaborazione con il laboratorio Pure Environnement, confermano una stabilità delle qualità meccaniche garantita per 30 anni. Sottoposto a temperature che riproducono un invecchiamento accelerato, Diam 30 presenta una durata di vita 2,5 volte superiore a quella di un tappo naturale fior di sughero, nelle stesse condizioni. Altro vantaggio: mantiene una permeabilità molto ridotta, particolarmente adatta ai vini da invecchiamento.

Il Diam 30 offre quindi alle grandi annate in invecchiamento ottimale in totale sicurezza e va ad aggiungersi alla gamma Diam, che arreca le soluzioni di tappatura adatte alle esigenze di ogni vino circa il trasferimento di ossigeno e la tenuta nel tempo.

Diam 30 sarà disponibile a partire dal 1 gennaio 2014 e presentato al Siemi (12 novembre).